Il Terzo Reich per l’Europa

«Gli interessanti ed istruttivi saggi contenuti ne “Il Terzo Reich per l’Europa” hanno il merito di restituire alla Verità un importante pezzo della nostra Storia volutamente occultato dai vincitori del 1945, cioè quello che ha riguardato l’impegno generosamente profuso da parte del Nazionalsocialismo affinché si giungesse, con il concorso dei popoli europei, all’unificazione politica dell’Europa e al rinvigorimento della sua cultura millenaria.
Affinché questo si avverasse, nel corso della seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia di europei combatterono, a fianco della Germania nazionalsocialista e contro le plutocrazie capitalistiche alleate alla satrapia bolscevica, per dare all’Europa la forma di un Ordine Nuovo.
Le vittorie del Terzo Reich dei primi anni del conflitto, travolgendo le frontiere interne delle nazioni e abbattendone le istituzioni politiche ed economiche, crearono le condizioni ottimali affinché l’Europa, guidata dalla Germania, potesse diventare la nuova Europa dei popoli e delle etnie.
Questo capovolgimento epocale impressionò favorevolmente milioni di europei, che furono certi di vedere nel patrimonio ideale del Nazionalsocialismo e nella forza dell’esercito tedesco gli strumenti per una salubre rigenerazione delle loro nazioni e di tutto il continente europeo.
Nonostante quanto possa ancora proclamare la propaganda dei vincitori, fu più che evidente che milioni di europei accolsero con simpatia l’ingresso delle truppe tedesche nelle loro terre, perché in quella dimostrazione di sconvolgente potenza militare e di entusiastico idealismo che l’esercito tedesco esprimeva, videro la possibilità della realizzazione di un nuovo ordine europeo, di una nuova Europa che sarebbe stata edificata e plasmata dagli ideali nazionalsocialisti.
Un Nazionalsocialismo rivoluzionario in versione europea, ecco cosa si aspettavano dalla Germania le centinaia di migliaia di giovani idealisti europei che accorsero nei ranghi della Waffen SS.
La Germania nazionalsocialista dimostrò di avere le possibilità, le capacità e soprattutto la volontà di andare incontro a tali aspirazioni, proclamando il diritto all’autodeterminazione politica dei popoli europei e la rinascita socialista ed etno-razziale dell’Europa e garantendo la sua difesa ad oltranza dall’aggressione imperialistica americano-sovietica».

La luce del Nord

Ex oriente lux” – “dall’oriente la luce”: quanto risponde al vero questo “dogma”? La civiltà e il progresso sono davvero giunti da oriente, e gli odierni europei dovrebbero pertanto inchinarsi con gratitudine di fronte a questo fatto, riconoscendo la superiorità dei popoli orientali? Oppure tale civiltà e progresso non sono piuttosto dovuti a quelle antichissime popolazioni la cui patria originaria era a nord, e che poi si diffusero con vari flussi migratori sia in Europa sia in varie parti dell’Asia?

È partendo da questi interrogativi che Kurt Pastenaci scrive il suo La luce del Nord, pubblicato nel 1935 dalla Nordland Verlag e il saggio Le fondamenta nordiche dell’Europa, apparso nel medesimo anno sulla rivista “Der Schulungsbrief” – e che qui proponiamo riuniti in un unico libro. Basandosi su vari reperti archeologici e sui risultati della ricerca preistorica e protostorica, Pastenaci ripercorre i passi compiuti dai popoli nordici dall’età della pietra fino ai primi secoli dopo Cristo. E, da questa sua cavalcata attraverso i millenni, ecco emergere in quadro del tutto differente dalla tesi che ipotizza che la civiltà sia arrivata in Europa da est (o da sud). Dal Nord vediamo infatti giungere la prima lama, il primo bulino, la prima ascia e il primo aratro comparsi al mondo. A Nord sorgono le primi miniere e le prime strade; lì si sviluppano l’agricoltura e il primo addomesticamento degli animali (tra cui quello del cavallo), l’artigianato e il commercio. Dal Nord provengono l’invenzione del bronzo e una metallurgia destinata a diventare sempre più sofisticata; le prime barche in grado di affrontare una navigazione in alto mare; la casa a pianta rettangolare, che fungerà da modello al tempio greco, ma anche alle nostre attuali abitazioni. Ed è a Nord che nasce e si sviluppa la più eccelsa delle belle arti: la musica. Ma anche la concezione dello Stato, l’astrologia e l’arte militare.

Queste sono solo alcune delle azioni creative che dobbiamo ai popoli del Nord e che Pastenaci elenca in queste sue due opere. E che lo porteranno a concludere che “i progressi più grandi ed essenziali, che hanno plasmato l’umanità, provengono dal Nord”; e che quindi la “luce” – ovvero, le conquiste culturali – giunge in realtà da Nord. “La ‘luce dal Nord’ è per noi una ragione in più per essere orgogliosi di ciò che hanno creato i nostri antenati, e per renderci conto di quale obbligo ci è stato imposto dal grande passato del nostro popolo. La ‘luce dal Nord’ è dunque per noi un monito e un dovere”.

L’autore. Kurt Pastenaci (1894-1961), originario della Prussia Orientale, si laureò Königsberg in filosofia, storia e preistoria. Agli albori degli anni Venti iniziò la carriera di giornalista e nel 1924 entrò a far parte del movimento nazionalista Jungdeutsche Orden, il movimento liberal-nazionalista che verrà sciolto dopo la presa del potere di Hitler. Entrato a far parte degli autori della Nordland Verlag, la casa editrice dell’Ahnenerbe, nel 1936 fu però arrestato per aver diffuso un opuscolo redatto da ex membri dello Jungdeutsche Orden (del cui organo di stampa era stato in precedenza redattore capo). Liberato dopo pochi mesi, dal 1937 in poi si dedicò esclusivamente alla storia e preistoria tedesca, scrivendo saggi e tenendo conferenze; ma anche scrivendo articoli per “Germamien”, il mensile della Nordland sulle radici storiche e culturali tedesche. Dopo la guerra, le sue opere furono proibite nella zona di occupazione sovietica, a causa di questa sua collaborazione con la Nordland. Dagli anni Cinquanta in poi, proseguì a Berlino i suoi studi di storia comparata.

Il socialismo tedesco al lavoro

Dall’introduzione:

“Nel 1931 Joseph Goebbels aveva dichiarato che il compito del socialismo era quello di sproletarizzare il popolo tedesco, mentre il nazionalismo avrebbe sproletarizzato la nazione tedesca. Nel 1935 autorevoli esponenti nazionalsocialisti confermavano, con i loro scritti, le parole del ministro della propaganda spiegando, con dovizia di particolari, i contenuti, i programmi e i vasti campi di azione del Socialismo del Terzo Reich. Questi scritti compongono “Il Socialismo Tedesco al Lavoro”, un’opera indispensabile per lo studio del Deutscher Sozialismus e della natura razziale e socialista della Volksgemeinschaft e per comprendere appieno la concezione politica del Nazionalsocialismo e la sua ferma decisione di trasformare la totalità della nazione nel compimento della più significativa rivoluzione popolare del XX secolo”.

Testi presenti:

  • Socialisti e nient’altro che socialisti! di Schwarz van Berk (caporedattore del quotidiano berlinese Der Angriff)
  • Economia socialista di Bernhard Köhler (Presidente della commissione per la Politica Economica del Partito)
  • Gioventù socialista di Heinz Schlecht (Consigliere ministeriale presso il Ministero della Propaganda del Reich)
  • L’etica nell’assistenza sociale dello Stato del Popolo di Erich Hilgenfeldt (Capo dell’Organizzazione nazionalsocialista di Assistenza sociale – NSV)
  • A ciascun tedesco il suo posto! del Dr. Robert Ley (Capo del Fronte Tedesco del Lavoro)
  • Capitale e lavoro nel Nuovo Ordine Sociale di Wilhelm Börger (Consigliere di Stato e Commissario del Lavoro)
  • La Liberazione del Contadinato per il Socialismo Tedesco di Paul Freiherr von Eltz-Rübenach (Capo dei contadini della Renania)
  • Il Funzionario come socialista tedesco del Dr. Hans Fabricius (Consigliere ministeriale presso il Ministero degli Interni del Reich e della Prussia)
  • Il Combattentismo politico e il Socialismo di Hans von Tschammer und Osten (Delegato Nazionale dello Sport del Reich)
  • Il Servizio del Lavoro di Hierl Konstantin (Responsabile del Servizio del Lavoro del Reich)
  • La Stampa e il Socialismo di Berndt Alfred-Ingemar (Caporedattore dell’agenzia Deutsches Nachrichen-Büro)
  • La Tradizione e il Socialismo di Christian Friedrich Prinz zu Schaumburg-Lippe
  • Il Socialismo e la Razza di Ernst Züchner (Dirigente presso il Ministero della Propaganda del Reich)
  • Il Socialismo e l’Architettura di Benno von Arent (Dirigente presso il Ministero della Propaganda del Reich)
  • La Tecnica e il Socialismo del Dr. Achim von Arnim (Rettore della Facoltà di Ingegneria Industriale Berlino-Charlottenburg

Meine Ehre heißt Treue

La Seconda guerra mondiale fu una guerra totale e globale sotto ogni aspetto, modificò mentalità, costumi e passioni, costrinse le nazioni coinvolte a un incremento produttivo e bellico senza precedenti nella Storia.
Fu anche una guerra terribilmente moderna nella sostanza con gli straordinari mezzi utilizzati. Soprattutto, e senza alcuna ombra di dubbio, si trattò di una guerra altamente ideologica e vissuta dai protagonisti come tale, perché venne combattuta, fino allo stremo delle forze, nel nome di concezioni del mondo assolutamente contrapposte tra loro, così irriducibilmente avverse da non lasciare intravedere altra soluzione che non fosse la vittoria totale o l’annientamento totale.
Le caratteristiche degli schieramenti in campo determinarono, in maniera più che evidente, il carattere fortemente ideologico dello scontro, tanto da far pensare alle vicende del conflitto come a una logica e tragica conclusione della “guerra europea dei trent’anni del XX secolo”.
Dieser Krieg ist ein weltanschaulicher Krieg affermava, con estremo realismo e consapevolezza, la propaganda tedesca, proseguendo che non sarebbero mai venute meno le granitiche certezze di combattere per la sopravvivenza del popolo tedesco e per le grandi conquiste civili, sociali e culturali raggiunte dal Nazionalsocialismo di cui tutta l’Europa avrebbe beneficiato; combattere, quindi, non solamente per la Germania, ma per l’intera Civiltà europea.
Per affrontare una simile guerra occorrevano quindi uomini dalla tempra formidabile, altamente motivati e interiormente rinnovati. Soltanto i soldati politici della SS potevano assolvere a quel compito e affrontare le prove più terribili.
Sorti come la guardia del corpo della Rivoluzione, divennero presto la truppa ideologica della nuova Europa.
Attraverso la lettura di questi documenti di eccezionale valore si capiranno i fondamenti della loro formazione ideologica, la densità della loro Weltanschauung e si comprenderà ancor di più la sostanza squisitamente rivoluzionaria del Nazionalsocialismo.
Sulle fibbie dei cinturoni avevano impresso il motto “Il Nostro Onore si chiama Fedeltà”, ma per loro rappresentò molto di più di un nobilitante motto, perché significò incarnare un esemplare ed eroico stile di vita e di pensiero.

Dal Kaiserhof alla Cancelleria del Reich

Germania, 1932. È l’anno decisivo per giungere al Machtergreifung del 30 gennaio 1933. La crisi economica è agli apici e la miseria è estrema. Il tasso di disoccupazione è prossimo al 30 per cento. L’instabilità politica e la litigiosità tra i partiti hanno raggiunto livelli di guardia. Il Sistema nato il 9 novembre del 1918 a Weimar ha ormai perso tutta la sua credibilità nei confronti della maggioranza dei tedeschi. Da due anni il governo Brüning si sta ostinando a governare a colpi di legislazione d’emergenza, facendo ricorso all’articolo 48 della Costituzione sui “poteri straordinari”, cercando una maggioranza parlamentare solida che escluda però socialdemocratici, comunisti e nazionalsocialisti. Ma invano. Il Paese si ritrova così sottoposto a una serie quasi ininterrotta di elezioni. Il 10 aprile, Adolf Hitler non riesce a venir eletto Presidente del Reich per soli sei milioni di voti di scarto al ballottaggio con Hindenburg, che riesce a essere riconfermato solo perché tutti i partiti si sono coalizzati contro i nazionalsocialisti. Il 14 aprile vengono messe al bando la SA e la SS, ma lo NSDAP consolida la propria posizione con una serie di successi nelle elezioni regionali nei vari Länder; finché il 12 maggio il generale Gröner, ministro della Difesa e degli Interni e principale responsabile dell’azione governativa contro i nazionalsocialisti, si dimette. Il 30 maggio, il Cancelliere Brüning si dimette, avendo perso la fiducia del Presidente Hindenburg, nonostante ne avesse appoggiato la rielezione. Il 1° giugno viene formato il gabinetto von Papen, che include il generale von Schleicher – un militare amico di Hindenburg – quale ministro della Difesa e un buon numero di Junker. Il 4 giugno viene sciolto il Reichstag e il 16 von Papen revoca il decreto di scioglimento della SA e della SS. Nelle elezioni di luglio per il Reichstag, lo NSDAP – che nelle elezioni del 1928 (dove si era presentato per la prima volta) aveva raccolto solo il 2,4 per cento dei suffragi – riesce a raggiungere il 37,2 per cento dei voti: è il primo partito. Ma il Reichstag viene nuovamente sciolto poiché non si trova una maggioranza. Alle elezioni del 6 novembre, lo NSDAP, pur restando primo partito, perde 34 seggi. Mentre si rafforza il KPD. Gli scontri tra nazionalsocialisti e comunisti si fanno sempre più duri e selvaggi e il 16 novembre von Papen è costretto a dimettersi, sostituito, il 2 dicembre, da von Schleicher. Il nuovo Cancelliere mira a creare una maggioranza al Reichstag che riunisca i sindacalisti di sinistra dei vari partiti, compresi quelli della NSDAP guidati da Gregor Strasser, numero due del Partito ed esponente dell’“ala sinistra”. Inizia così una pressante opera di “corteggiamento” nei confronti di Strasser, cui offre il vicecancellierato, nel tentativo di conquistarsi il maggior numero di esponenti dello NSDAP e nel contempo isolare Adolf Hitler. Ma Hitler si avvede della mossa e la argina: Strasser lascia il Partito a dicembre e fallisce l’intera manovra di von Schleicher. Che il 28 gennaio 1933 sarà costretto alle dimissioni, sfiduciato sia da destra che da sinistra. Il 30 gennaio, Adolf Hitler è cancelliere del Reich.

Tra gli artefici principali di questa ardua ma straordinaria conquista del potere vi è un uomo: Joseph Goebbels.

Questo libro è la storia di questa lotta e del successo conseguito dal Führer, da Goebbels e dal Movimento tutto per la Germania e per il suo Popolo.