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Recensione “Albert Leo Schlageter”

“Il Borghese”. Novembre 2019

F. G. Tysser

Albert Leo Schlageter

Thule ed. – 2019

Ci sono personaggi nella storia che divengono importanti più per quello che rappresentano che per quanto hanno fatto o scritto. Spesso è il simbolo che conta, il rimando a una volontà forte e superiore al semplice compito da svolgere. Dal punto di vista storico, una figura importante è senz’altro Albert Leo Schlageter (1894-1923) combattente della prima guerra mondiale con il grado di luogotenente dell’esercito del Reich, il quale, dopo il Trattato di Versailles, aderì ai Corpi franchi tedeschi che combatterono contro i francesi. Erano gruppi di volontari per i quali la guerra non era finita e si opponevano ai bolscevichi che inscenavano manifestazioni, scioperi e rivolte in tutto il Paese e si opponevano all’esercito francese di stanza sul suolo tedesco. Infatti, l’esercito francese occupò, con le proprie truppe coloniali, a guerra finita, il bacino della Ruhr per appropriarsi direttamente delle grandi produzioni di carbone, metalli e altre realtà del ricco sottosuolo tedesco. Una serie di misure che rese ancora più debole la Germania uscita distrutta dalla guerra. Lo scopo di questi approvvigionamenti – definiti «riparazioni di guerra» – con un’inflazione notevole che contribuì a impoverire la repubblica di Weimar, era di mettere sempre più in ginocchio la Germania. Per le potenze occidentali si doveva ridurre la nazione nemica ai minimi termini per renderla incapace di poter esprimere liberamente una propria politica estera.

Certe regioni erano considerate aree in cui l’esercito francese poteva tutto, anche non rispettare gli accordi di Ginevra: le truppe coloniali africane liberamente abusavano delle donne, si appropriavano di oggetti di valore, requisivano interi palazzi lasciando nuclei familiari all’addiaccio ecc.

Nei Corpi franchi c’erano ex militari che avevano combattuto nel primo conflitto mondiale, nazionalisti e semplici civili che intendevano dare il proprio contributo alle azioni di resistenza che si traducevano in sabotaggi, riappropriazione di materiale requisito alla comunità tedesca e, di volta in volta, attentati. Schlageter si trasferì a combattere contro gli «invasori» in Curlandia, Alta Slesia e nel Baltico. Nella Ruhr il popolo tedesco osservava la «resistenza passiva» per protestare contro quel regime imposto dalla Repubblica francese e l’esercito occupante non esitava a punire la popolazione.

Probabilmente tradito da un ex amico di nome Walter Kadow, che lo avrebbe denunciato alla Polizia militare francese, Schlageter fu catturato in una stanza d’albergo e condannato a morte con l’accusa di spionaggio e sabotaggio: aveva compiuto attentati dinamitardi sulle linee ferroviarie per impedire il trasporto di carbone tedesco in Francia. In quegli attentati nessuno morì ma il comando francese decise egualmente l’esecuzione capitale per Schlageter, capo del gruppo che organizzava la resistenza contro le truppe francesi. Questo libro ripercorre sinteticamente e chiaramente le tappe della breve vita di questo giovane tedesco, è arricchito da un interessante apparato fotografico e dalle ultime lettere del condannato alla famiglia.

Il significato dell’azione di Schlageter, fucilato il 26 maggio del 1923, è legato al senso di attaccamento alla patria. L’esecuzione fece di lui un eroe: il suo nome assunse un significato enorme in Germania per le sue azioni, il coraggio dimostrato, il contegno altero davanti al plotone di esecuzione. Divenne un mito per i nazionalisti e per i patrioti tedeschi. Dieci anni dopo, il nazionalsocialismo al potere ne fece un eroe dedicandogli monumenti, strade, poesie, libri, feste, inni, pièce teatrali. Il rettore dell’Ateneo di Friburgo, città natale di Schlageter, il famoso filosofo Martin Heidegger, dedicò il suo discorso al Rettorato del 1933 alla figura di questo militante. Introduce il testo un saggio della traduttrice Monica Mainardi che inquadra la vicenda dal punto di vista storico.