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Il Borghese – settembre 2016

Savitri Devi

Oro nel crogiolo

Thule Italia ed., 2015

Pp. 341-€ 30,00

Ordini: thule@thule-italia.org

La Germania distrutta, le città fumanti, le fabbriche bombardate. Uno scenario unico per comprendere dove la storia, la nuova storia, stava virando. Nel 1947-’48 Roberto Rossellini maestro del cinema neorealista girò in Germania gli esterni di Germania anno zero, film che si avvaleva di immagini fin troppo reali, pano-rama di una nazione distrutta realmente, martoriata dai continui bombardamenti degli alleati. Il film fu di grande impatto nel sottolineare non soltanto le rovine che c’erano ancora nelle strade a due anni di distanza dalla fine della guerra ma anche le rovine morali (prostituzione, vagabondaggio, carenza di cibo, gente senza abitazione ecc.).

Nello stesso anno in cui Rossellini girava questo film arrivò nella nazione tedesca Savitri Devi, scrittrice di origine greca, per visitare la Germania al termine del conflitto mondiale. Girò per varie città per vedere, documentare, per scrivere un libro di testimonianze e con questa motivazione, a Parigi, aveva ottenuto dall’Ufficio degli affari tedeschi il permesso per entrare nelle zone d’occupazione. Savitri Devi, con una scrittura semplice e diretta parla, come testimone oculare, di quei mesi, delle rovine, dei colloqui avuti con tanti tedeschi e tedesche. Incontri, confessioni narrate a mezza voce, con timore, ma soprattutto descrive ciò che gli alleati, vinta la guerra, stavano attuando in Germania. Vennero smantellate le fabbriche tedesche e trasportate in Unione sovietica, furono abbattuti vasti boschi per inviare la legna in altre nazioni. Gli alleati provvidero a controllare con attenzione la tipologia e la quantità della produzione delle poche fabbriche tedesche rimaste produttive. Un contingentamento che serviva, peraltro, a evitare che si gettassero le basi per uno sviluppo futuro dell’economia. Una serie di iniziative che fanno capire come il cosiddetto Piano Morgenthau, che aveva lo scopo di depauperare la nazione tedesca e non farla crescere economicamente più di tanto, aveva avuto una sua applicazione iniziale. Non soltanto: altrettanto importanti, come testimonianza a caldo del modo in cui si viveva nella Germania dell’immediato dopo-guerra, i racconti di uomini e donne tedeschi su quello che gli alleati, a guerra finita, avevano riservato alla popolazione. Via via, con il tempo, tutti questi racconti che Savitri Devi trascrisse nel 1947, sono stati riportati da storici ufficiali come Guido Knopp, James Bacque, Giles Mac-Donogh e altri. Bombardamenti a guerra quasi finita su cittadine dove c’era soltanto la popolazione e nessun distaccamento militare o depositi, le torture, le privazioni, l’uccisione di un milione dì soldati tedeschi nei campi di concentramento americani, a guerra finita, come lo storico canadese Bacque ha dimostrato con documenti alla mano. Per non parlare dei soldati prigionieri trasportati in Siberia e utilizzati nei lavori forzati per anni.

Un libro che in presa diretta – sebbene, sia chiaro, con una visione parziale – mostra le tragedie della guerra contro l’Asse e la politica di occupazione osservata, a guerra conclusa, dagli alleati verso la popolazione tedesca. Savriti Devi interpretò questa realtà non come la fine ma come un periodo difficilissimo che preludeva a un nuovo inizio. Come un processo di fuoco, di purificazione, utile a separare, come avviene in certe operazioni di alchimia, il metallo volgare dall’oro, l’oro che poi resta nel crogiolo.

MANLIO TRIGGIANI