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Il Borghese – giugno 2017

Ernst Bergmann

Le 25 tesi della religione tedesca

Edizioni Thule – Italia, 2017

Pp. 198-€25,00 (thule-italia. org)

 

Nell’ambito della storiografia il tema del rapporto fra Terzo Reich e Chiesa cattolica è stato affrontato da vari studiosi ma non è mai stato posto fra gli argomenti di primo piano delle vicende del Novecento. Già in passato, sin dall’Ottocento, ai tempi del cancelliere Bismarck, i rapporti non erano stati facili e la visione pangermanista tendeva a tenere in disparte la fede cattolica ritenendola lontana dai fondamenti culturali del popolo tedesco.

Ma questa visione nei confronti del cristianesimo in generale, in seguito fatta propria da componenti vicine al Terzo Reich, non è stata mai espressa nei libri di storia in termini diretti, ma soltanto per via mediata. Adesso, la casa editrice Thule Italia offre un lavoro attento dal punto di vista filologico e interessante per la storia del Novecento. La casa editrice romana, infatti, ha appena tradotto e pubblicato un libro poco conosciuto nelle bibliografie di storia ma che si rivela essenziale. Essenziale per comprendere il difficile snodo fra la ricerca di una religione che si coniugava bene con l’identità tedesca e l’attrito fra il popolo, con le sue caratteristiche tradizionali, e una religione come il cristianesimo percepita come imposta e pertanto estranea al «sentire» dei tedeschi che si richiamavano a presupposti differenti dalla Bibbia.

Le 25 tesi della religione tedesca (introdotto da un inquadramento storico di Marco Linguardo e postfazione di Luca Leonello Rimbotti) fu pubblicato in Germania nel 1934. L’autore, il filosofo Ernst Bergmann, l’anno precedente aveva fondato, insieme con l’amico Wilhelm Hauer, il Movimento per la fede tedesca, d’ispirazione neopagana, che riprendeva istanze e suggestioni appartenute in passato ad altri movimenti culturali, fra cui anche quelli ecologisti. Bergmann intendeva riproporre alcune tesi non nuove nella cultura tedesca e nel sentire comune legate alla concezione del sangue e del suolo. Era sottesa una concezione dell’identità popolare che ricorreva spesso con il concetto panteista della «Madre di tutto», che ha derivazioni tradizionali ma, nello stesso tempo, un forte riferimento alla natura, come tutte le civiltà classiche, antiche e tradizionali. Insomma, questo testo richiamava il lettore agli elementi di una nuova – e antica allo stesso tempo – visione del mondo, fungeva da breviario, da manuale, per indirizzare il popolo a valori fondanti della nuova religione: un’etica comunitaria basata sulle radici degli avi; una Chiesa etnica e popolare che riflettesse non soltanto il sentire comune e la psicologia tipica del popolo germanico ma anche la cura della sanità del corpo e della mente. Insomma, per usare un’espressione propria di Bergmann, si trattava di far riemergere nel popolo «una religione consona alla stirpe».

In un certo senso, è quello che sostengono alcuni studiosi tradizionalisti quando affermano che esiste l’Unità trascendente delle religioni (Schuon) che si ritrovano tutte nella Tradizione ma che la religione, avendo una connotazione essoterica (e non esoterica), deve avere caratteristiche appropriate al singolo popolo in base a usi, costumi, credenze, psicologia, clima ecc. Tutto questo perché, come sosteneva Bergmann, insieme con vari altri filosofi di tutti i tempi, nell’interiorità dell’uomo esiste una scintilla del divino. Da questo punto di vista affermava l’importanza della Madre Terra, rimarcando la superiorità del sesso femminile in quanto procreatore della stirpe, auspicando il ritorno di culti matriarcali.

 

MANLIO TRIGGIANI