Un figlio di Dio

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Descrizione

Savitri Devi

UN FIGLIO DI DIO

La vita e la filosofia di Akhenaton, Re d’Egitto

Thule Italia Editrice, novembre 2018

Pagine: 304

ISBN: 978-88-97691-63-1

Tra i titoli del faraone Amenofi IV, passato alla storia come Akhenaton, uno è venuto ad aggiungersi con prepotenza negli ultimi anni: l’“eretico”. Ed è l’origine etimologica di “eresia” – dal verbo greco αἱρέω, ovvero afferrare, scegliere, eleggere – che gli conferisce piena giustificazione: il giovane faraone afferrò dall’osservazione del Sole l’equivalenza di materia ed energia, scelse Aton come divinità immanente e universale e lo elesse, quindi, a fondamento della propria peculiare religione.

Un figlio di Dio. La vita e la filosofia di Akhenaton, re d’Egitto si potrebbe definire un componimento circolare in quattro atti. Nel primo, Savitri Devi crea, sulla base di congetture, il climax attraverso il quale il faraone giunse alla realizzazione del concetto di Unità tra il visibile e l’invisibile. Nel secondo e nel terzo, le ipotesi lasciano il posto a fatti storicamente accertati: prima documentando la trasposizione di questa Unità in un Insegnamento religioso e, poi, le sue conseguenze ultime. E, infine, l’autrice chiude il libro ipotizzando una lettura metastorica e un’applicazione moderna dei fondamenti della “Religione del Disco”.

Qui i miti, gli atti miracolosi, i precetti morali e la visione antropocentrica abdicano in favore di ciò che è reale e autentico, ovvero dei raggi del Sole che irradiano ogni creatura vivente che è consapevole del proprio posto nel mondo e dell’azione da compiere per condurre un’esistenza nella verità e in armonia con l’ordine dell’Universo. Era l’anno 1942 quando Savitri Devi scrisse A Son of God. The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt; era l’anno in cui ella poteva a ragione intonare l’Inno lungo:

“Tu hai collocato ogni uomo al suo posto

e hai provveduto ai suoi bisogni.

Ognuno ha il suo cibo,

ed è contata la sua durata di vita.

Le lingue loro sono diverse nelle parole,

e i loro caratteri anche; e le loro pelli,

poiché tu hai differenziato i popoli stranieri”.