Il tramonto della grande razza

30.00

47 disponibili

Descrizione

Madison GRANT

IL TRAMONTO DELLA GRANDE RAZZA

Le basi razziali della storia europea

Thule Italia Editrice, aprile 2018

Pagine: 246

ISBN: 978-88-97691-58-7

È il 1916 quando viene pubblicato per la prima volta The Passing of the Great Race (Il tramonto della grande razza), che verrà in seguito considerato “il trattato più influente del razzismo scientifico americano”. A scriverlo è Madison Grant (1865-1937), avvocato statunitense con la passione per la biologia uscito dall’Università di Yale, amico di due presidenti americani come Theodore Roosevelt (con cui fondò la New York Zoological Society) ed Herbert Hoover, nonché tra i massimi rappresentanti di quel movimento eugenetico sorto negli Stati Uniti alla fine dell’800 e che nei primi decenni del ’900 stava sempre più prendendo piede. Nel 1918, Grant fonderà infatti con il biologo ed eugenista Charles Davenport ed Henry Fairfield Osborn (cui si deve la prefazione di questo libro) la Galton Society, che promuoveva programmi di sterilizzazione per le “razze inferiori”, restrizioni dell’immigrazione su base razziale e leggi contro la mescolanza di razze. E, dal 1922 fino alla sua morte nel 1937, sarà vicepresidente dell’Immigration Restriction League (Lega di restrizione dell’immigrazione), fondata nel 1894 dall’avvocato Charles Warren, dal climatologo Robert DeCourcy Ward e dall’avvocato Prescott F. Hall, tre ex alunni di Harvard.

La prima e principale preoccupazione di Grant è l’immigrazione indiscriminata, che a suo parere stava distruggendo l’America, cancellando i tratti distintivi dei discendenti dei primi Padri Pellegrini, fondatori del paese. Per ricercare tali caratteristiche, nella sua opera procede a esaminare la storia razziale d’Europa. Risale innanzitutto alle radici preistoriche della storia razziale del mondo, segue le migrazioni dei popoli, il miscelarsi e lo scomparire delle razze più antiche; e, infine, identifica in Europa la presenza di tre diverse razze, giunte fino ai giorni nostri: la mediterranea, l’alpina e la nordica – laddove solo la nordica rappresenta l’“uomo europeo per eccellenza”. E quel Nordico – da Grant ritenuto il più fragile, nei confronti del miscuglio razziale – lo rintraccerà prevalentemente nei paesi scandinavi, in Inghilterra e negli Stati Uniti, ritenendo decisamente più alpina l’Europa degli Imperi Centrali (nella versione qui pubblicata, che è quella del 1936, si arriva persino a percepire l’acredine dell’autore nei confronti di Germania e Austria, contro cui gli Stati Uniti avevano già combattuto il primo conflitto mondiale).

Il libro ebbe un immenso successo. Fu più volte ristampato negli Stati Uniti e tradotto in varie lingue. E le tesi di Grant avranno riscontro anche nella vita politica americana. Nel 1924, verrà infatti emanato l’Immigration Act, una legge mirata a limitare l’immigrazione, stabilendo quote d’ingresso – basate sulle statistiche di Grant, che opererà in tale contesto da esperto di dati razziali mondiali – sugli immigrati da alcuni paesi dell’Europa meridionale e orientale, soprattutto italiani, slavi ed ebrei dell’Europa dell’Est.